MILLEUNACINA

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Stavolta la mia passione per la cucina internazionale mi ha portata in Cina! O quasi…
Lo scorso anno ho avuto modo di visitare la rassegna milleunaCina, organizzata dall’Università degli studi di Napoli L’Orientale, e così ho voluto presenziare anche alla seconda edizione.
Si tratta di un festival sulla Cina contemporanea con un ricco calendario di eventi, che si svolgono nell’arco di una settimana presso il Palazzo delle Arti di Napoli (altrimenti noto come PAN).

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I numerosi incontri e performance hanno toccato i temi più svariati: calligrafia, letteratura, musica, fotografia, cultura e naturalmente cibo!
Nello specifico, sabato 11 febbraio ho assistito alla presentazione della Cerimonia cinese del tè.
È il metodo cinese tradizionale di preparazione del tè, che richiede l’osservanza di alcune regole precise e l’uso di particolari utensili.
Le tazzine usate per la cerimonia non devono mai essere toccate con le mani, ma vanno manipolate con delle pinze di legno; esse sono disposte su un vassoio di legno con il doppio fondo nel quale l’acqua possa defluire, dato che vengono accuratamente sciacquate con acqua bollente prima dell’utilizzo.
La relatrice dell’evento ha spiegato che le tazze cinesi di utilizzo abituale sono corredate di coperchio oltre che di piattino, in quanto i 3 pezzi piattino, tazza e coperchio simboleggiano i 3 elementi Terra, Uomo e Cielo.

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Domenica 12 il programma ha annoverato un concerto di musica cinese tradizionale e moderna (con una gradevole interpretazione del brano napoletano Santa Lucia cantato in italiano e in cinese), seguito da una piacevole conversazione sulla gastronomia cinese dal titolo La lunga via dello Spaghetto, a cura della professoressa Maria Laura Cigliano.
Se nella precedente edizione ci si era soffermati sulle caratteristiche della cucina cinese, basata sui contrasti, questa volta l’attenzione è stata posta sull’annosa questione dell’invenzione della pasta. Anche se è ovvio che in campo gastronomico non si possa parlare né di invenzioni né di singoli inventori.
È ormai appurato che non fu Marco Polo a portare gli spaghetti in Occidente, in quanto al suo rientro esisteva già il commercio della pasta secca. Infatti, secondo una scoperta effettuata da archeologi cinesi del 2005, in un sito di epoca preistorica sul Fiume Giallo è stato ritrovato il più antico piatto di spaghetti della storia. Pertanto la paternità degli spaghetti (nella sola accezione del formato) sembrerebbe essere cinese.

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A chiusura dell’intera rassegna, “A tavola con Confucio”, buffet di specialità tipiche cinesi allestito dal ristorante La Muraglia.
L’ennesima riprova che il cibo è cultura, e la cultura passa attraverso il cibo 😉

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