IL POMODORINO DEL PIENNOLO DI GIOLÌ

giolì
È nel periodo del suo massimo splendore, appena raccolto o quasi: il Pomodorino del piennolo del Vesuvio.

Sodo, saporito, dalla caratteristica punta pronunciata, questo magnifico dono del territorio vesuviano tutelato dal marchio DOP rallegra le tavole estive, ma si conserva ottimamente per mesi e mesi.

Pomodorino del piennolo del Vesuvio


Qui su All’assaggio ne abbiamo parlato in diverse occasioni (qui  e qui); nondimeno, come da nostra abitudine, siamo andati direttamente sul campo per scoprirne il ciclo di vita e poter stilare un reportage dettagliato.

A guidarci in questo percorso conoscitivo, Angelo Di Giacomo, per tutti Giolì. È infatti fortemente identificato con la sua azienda, un tutt’uno con la sua impresa familiare, piccola ma assai apprezzata dal settore della ristorazione.

Angelo Di Giacomo, Giolì


I terreni aziendali, di proprietà della famiglia Di Giacomo da generazioni, si trovano a San Sebastiano al Vesuvio, a metà strada tra il Monte Somma e il mare. Vi sono ancora visibili i resti dell’ultima eruzione del Vesuvio del 1944; d’altronde, è proprio da questo suolo vulcanico ricco di sali minerali e povero di calcio che il pomodorino del piennolo trae le sue caratteristiche.

Il Monte Somma

Vista sul golfo di Napoli dal campo Giolì


La varietà di pomodoro coltivata dai Di Giacomo, da loro selezionata e rinnovata nel tempo, si chiama, appunto, Giolì. Cresce solo in appezzamenti specifici, particolarmente vocati.
Rosso, croccante, dalla buccia spessa che racchiude tutte le caratteristiche organolettiche e consente la conservazione, il pomodorino Giolì si contraddistingue per la dolcezza iniziale, abbinata alla mineralità e all’acidità elegante e persistente nel finale.


Il trapianto delle piantine avviene tra marzo e aprile, mentre la raccolta solitamente inizia tra la fine di giugno e gli inizi di luglio, a seconda dell’andamento climatico. Per il buon esito del pomodorino del piennolo, c’è bisogno che da giugno in poi il clima sia asciutto, onde evitare spaccature sulle bacche.

Il lavoro è completamente manuale, dalla semina al raccolto. Una parte della produzione è destinata alla trasformazione (passate o pacchetelle), mentre gli esemplari più perfetti sono utilizzati per realizzare i “piennoli”, grappoli intrecciati intorno ad uno spago. Angelo è il prosecutore di quest’antica arte manuale.
Appesi in un luogo asciutto, i piennoli (letteralmente, pendenti) si conservano anche per diversi mesi.

Il piennolo


L’altro ecotipo di casa Di Giacomo è il Pomodorino giallo da serbo Giagiù, coltivato in un appezzamento più interno rispetto a quello del Giolì che non beneficia del vento proveniente dal mare, dove si trovano anche piante di Catalanesca.

Uva Catalanesca


Qui il terreno è sciolto e non richiede irrigazione. Le piante del Giagiù sono meno resistenti, e soffrono le annate umide.

Piante di Giagiù


Il pomodorino giallo è dolce e delicato, qualità per le quali è molto ricercato dai pizzaioli campani.
È conservato anch’esso sui tipici piennoli o trasformato in passate.


È solo tra i campi (magari assaporando pomodori caldi di sole appena colti dalla pianta e altre delizie del Vesuvio come albicocche e prugnole selvatiche) che si coglie il senso più profondo del lavoro degli artigiani del gusto, e il valore di quell’industria del food che troppo spesso è sinonimo di spettacolo.

Prugnole selvatiche

Prugnole selvatiche



Giolì
Via Palmiro Togliatti, 37 – San Giorgio a Cremano, Napoli
tel. 338/6356591
www.facebook.com/gioli.aziendaagricola

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